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insulti

Dopo l’incontro colla cittadinanza del 19 febbraio, in vista delle elezioni amministrative a Canelli del giugno prossimo, questo blog ed in particolare alcuni articoli su di esso pubblicati (Rompiamo il silenzio e La città ideale) sono stati fatti oggetto di pesanti insulti, rivolti alla mia persona ed al contenuto degli scritti medesimi.

Non mi stupisce il fatto, mi rammarica piuttosto la considerazione che, oggi, esprimere le proprie idee, seppur colla  modestia derivante dalla mia pochezza, pur tuttavia costi il pegno dell’offesa e della mancanza di rispetto.

Buone cose a tutti.

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“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti. Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.  Norberto Bobbio

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Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi. Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico. Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune. La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza. La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio. Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera. Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno. Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari. Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche. Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente. Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa. Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

la città ideale

“Albachiara” invade Montecatini con il quinto Campus, e la fa diventare luogo di accoglienza, di incontro privilegiato fra le diversità, offre, a tutti coloro che lo desiderano, la possibilità di trovare cittadinanza, riconoscimento e possibilità di espressione, è luogo in cui si possono fare ipotesi “ per dare gambe ai sogni”, in cui si può progettare, in cui si possono trovare occasioni di riflessione e di apprendimento sui temi universalmente riconosciuti indispensabili per migliorare la qualità della vita di ogni essere umano e del pianeta tutto. A Campus anche la fantasia, la creatività e l’arte sono strumenti per costruire “il nuovo”, sono modi per esprimere l’energia e tradurla in progetti; è luogo d’incontro dove si sta bene e ci si diverte insieme. Campus, è infine luogo di confronto sulla politica e in particolare sullo sviluppo o sulla creazione di politiche giovanili che siano per i territori “carte programmatiche partecipate” necessarie per la realizzazione di “piani di risposta” ai bisogni della popolazione giovanile.
Una città laboratorio, Montecatini. Con 18 workshop nei quali i ragazzi saranno invitati a ripensare, modellare, costruire la loro relazione con la città, passando dalle aspirazioni e dai desideri a una concreta interpretazione degli scenari nei quali viviamo. Tutto queste avviene con la prassi dei laboratori, luoghi di costruzione di panorami interiori, ma anche fisici, geografici.

Tra i tanti appuntamenti:
Gianni Cascone, scrittore. Propone un workshop di scrittura creativa Patrizia Menichelli, attrice della compagnia Teatro de los Sentidos di Barcellona diretta da Enrique Vargas
Massimiliano Vannucci, architetto e designer
Dragan, musicista rom della Serbia, con Sandro Sorrentino musicista e etnomusicologo
Squaz, fumettista e illustratore
DJ Harsh&Karkadan, della Dogo Gang, un dj milanese e un rapper tunisino insieme per elaborare rime che raccontino lariccheza multiculturale delle nostre città.
I testimonial: Don Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli.
A fare da testimonial, ma anche, soprattutto, ad accompagnare i ragazzi verso l’elaborazione dei modelli ai quali ispirare le città del futuro, alcuni protagonisti delle innovazioni epocali che attraversano la società italiana. Come Don Luigi Ciotti e il Giudice Giancarlo Caselli. Perché la definizione delle città del futuro passa anche attraverso temi importanti, come la solidarietà e la legalità.
Edouard Sautai. Dal Centre Pompidou a Montecatini
Di grande rilievo, tra i workshop quello tenuto dall’artista francese Edouard Sautai, (al quale il centro Pompidou dedica una mostra) che farà con i ragazzi esperienze di “perturbazioni urbane” per realizzare delle città in grado di accogliere i loro sogni e aspirazioni.

INFO: www.campusmontecatini.it

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Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

Se questo è un uomo – Primo Levi

ooOoo

memoria

In data 20 luglio 2000 è stata promulgata dal Presidente della Repubblica, dopo l’approvazione della Camera dei Deputati e del Senato, la seguente legge:

Art. 1.
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato e protetto i perseguitati.
Art. 2.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai accadere.

Per la prima volta da quando è nato questo blog, scrivo. E non poteva che essere oggi, il giorno del giuramento del Presidente degli Stati Uniti d’America. Barack Obama. Il motivo è semplice : ho la sensazione, forte e precisa, di aver assistito ad un evento epocale, che cambierà le sorti di molti destini, il futuro di molte vite. Da tanto tempo il nostro essere uomini e donne di questo mondo aveva bisogno di questo respiro profondo, lo stesso che le parole del giovane Presidente ci hanno spinto a fare. E sono parole che mi hanno richiamato al coraggio delle scelte, all’orgoglio ed alle resposanibilità dell’uomo nel creare il proprio destino, alla solidarietà ed alla volontà del dialogo, alla convinzione che questo può essere un mondo, giorno dopo giorno, migliore.  E’ stato il giorno della speranza e della fiducia nel domani che ci aspetta, per noi e i nostri figli. Mi auguro che questa spinta arrivi sino a noi, in questa parte del mondo, dell’Europa, dove tutto pare polveroso o così dolorosamente stanco. obama-change

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cirano
Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto !
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada
vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria ma non avete scorza ;
godetevi il successo, godete finché dura
ché il pubblico è ammaestrato
e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli ? L’arrivismo ? All’amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti ;
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatti
del qualunquismo un arte ;
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto assurdo bel paese.
Non me ne frega niente
se anch’io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato ;
coi furbi e i prepotenti
da sempre mi balocco
e al fin della licenza
io non perdono e tocco.

Ma quando sono solo
con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora
da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia
e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore ;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi ;
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi.

Venite gente vuota, facciamola finita :
voi preti che vendete a tutti un’altra vita ;
se c’è come voi dite un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo ;
dev’esserci, lo sento, in terra in cielo o un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole ;
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.

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“Venerabile Italia, la vera storia di Licio Gelli”: questo il titolo della nuova trasmissione di Odeon Tv di seconda serata, dedicata alla storia italiana dell’ultimo secolo attraverso la vita del controverso ex gran maestro della loggia P2. Sono previste otto puntate da un’ora ciascuna, con ospiti ed intervistati illustri quali Giulio Andreotti, Marcello Dell’Utri, Marcello Veneziani, Aldo Mola, Zeffiro Ciuffoletti. Fra i temi che saranno trattati, il rapporto del fascismo con i giovani e la massoneria, la guerra civile spagnola, il peronismo argentino, il crack del Banco Ambrosiano, la fine della Guerra Fredda. Curiose ed inquitenati alcune dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa a presentazione del nuovo programma.

BERLUSCONI – Per l’attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi “L’unico che può andare avanti è Berlusconi. Avevo molta fiducia in Fini – ha spiegato – perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante: oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L’unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po’ di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha”. Gelli ha però espresso un giudizio negativo sull’esecutivo in carica: “Non condivido il Governo Berlusconi – ha detto – perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato”.

IL LODO ALFANOIl gran maestro della P2 si è anche detto perplesso sul Lodo Alfano: “L’immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai”. Gelli ha concluso affermando che “i partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica”.

MARCELLO DELL’UTRIUna bravissima persona, onesta e di profonda cultura”: lo ha detto Licio Gelli, gran maestro della loggia P2, rispondendo alle domande dei cronisti alla conferenza stampa di presentazione di ‘Venerabile Italia’, trasmissione di Odeon Tv dedicata alla sua vita. “Non credo che sia mafioso – ha aggiunto, parlando sempre dell’esponente forzista – c’è una sentenza che si trascina dietro, e sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi, e non su prove – ha concluso Gelli – e su Dell’Utri il processo non ha fatto chiarezza”.

BRIGATE ROSSE – Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile. A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br - ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo - ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

LA MAGISTRATURAL’unico ‘potere forte’ oggi operante in Italia è comunque un potere costituzionale, la Magistratura: “Se c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura – ha spiegato – perché quando sbaglia non è previsto il risarcimento del danno. La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice, e dovrebbero odiarsi. In Italia poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati”.

(la cedola di iscrizione di Silvio Berlusconi alla Loggia Massonica P2)

Licio Gelli. Classe 1919, fascista della prima ora, nel ‘43 aderì alla Repubblica di Salò, salvo saltare il fosso quando capì che la capitolazione del Regime era inevitabile e divenne collaboratore dei partigiani. Nel dopo guerra la sua “carriera” è nebulosa: diventa agente Cia, portaborse del parlamentare democristiano Romolo Diecidue, imprenditore, vanta l’amicizia del leader argentino Perón, ma anche successivamente con il regime dittatoriale dei colonnelli (Massera, Vedela e Regaerano massoni argentini), il suo nome è legato alle vicende di Gladio cioè la costruzione di una rete clandestina anticomunista ma soprattutto diventa “Maestro Venerabile” della loggia massonica P2 e con essa entra nelle vicende politiche e non dell’Italia degli anni sessanta e settanta. La P2 apparteneva al Grande Oriente d’Italia ed era una congrega nata per reclutare nuovi “adepti” alla causa massonica con lo scopo di sovvertire l’assetto socio-politico-istituzionale. Nell’1981 la lista degli appartenenti alla Loggia venne svelata e da questa si capì come la P2 fosse l’ombra di tutte le istituzioni del nostro paese, esercito compreso. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano (12 anni solo per questo). Il suo nome fu fatto anche in seguito alla morte di Roberto Calvi, coinvolto nel crack dell’Ambrosiano e trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982. Secondo i magistrati, il “banchiere di Dio” sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra perché si era impossessato dei soldi di Gelli e dell”ex cassiere della mafia Pippo Calò.

(lapide commemorativa dei defunti nella strage alla stazione di Bologna)

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»

Francesco Cossiga, già Presidente dell Repubblica, Senatore a vita


gli indifferenti

«Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Non possono esistere gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti».
Antonio Gramsci, «La città futura», 11 febbraio 1917

Un mondo nel quale la politica si riduca al voto e ai sondaggi sarebbe inaccettabile perché stravolgerebbe la vita democratica. Nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza dell’uomo a discutere, riunirsi, associarsi
Enrico Berlinguer, intervista a l’Unità, 18 dicembre 1983

«C’è il pericolo che la democrazia maggioritaria degeneri in dittatura maggioritaria e che un esercizio del potere (favorito dalla concentrazione senza precedenti delle sue varie forme: economico, mediatico-culturale, politico) alteri la stessa forma dello Stato. Auguriamoci naturalmente che ciò non avvenga»
Leopoldo Elia, già Presidente della Corte Costituzionale, scomparso pochi giorni or sono, da «Rassegna parlamentare», 2002

«È finita è finita. Per voi clandestini e marocchini biglietto di sola andata. La Lega ce l’ha sempre duro, clandestini di merda. Con questo governo la Padania è arrivata a Roma. I clandestini l’hanno capito…»
Mario Borghezio, europarlamentare della Lega, durante il giuramento di Pontida, Ansa, 1° giugno

«Il nostro futuro è una società sempre più pluralista perché gli immigrati sono tra noi e la strada dell’integrazione è faticosa ma è l’unica pienamente umana. La legalità è sacrosanta ma i diritti vanno rispettati: dobbiamo avere la capacità di vedere negli altri non degli avversari ma delle persone uguali a noi, con gli stessi diritti»
Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, «La Stampa» 3 giugno

«La reintroduzione del maestro unico sembra un ingenuo ritorno al passato. In un’epoca di specializzazioni la pluralità degli insegnanti e il lavoro d’equipe possono soddisfare meglio le esigenze di apprendimento dei bambini. E allora perché cambiare?”.
Nota della Sir, Agenzia dei Vescovi, 3 settembre

«Che nel nostro Paese ci siano genitori così sconsiderati da portare in piazza bambini di pochi anni la dice lunga sulla natura criminogena della sinistra. I figli vengono intossicati da cattivi genitori dal cervello bruciato dalla droga e dalle bugie»
Maurizio Gasparri, Ansa 18 ottobre

«Le statistiche sulle morti sul lavoro che periodicamente ci vengono trasmesse sono fasulle. È il momento di smetterla di criminalizzare gli imprenditori italiani. Se estrapoliamo gli incidenti che avvengono in agricoltura e in edilizia, vedremo che in Italia la sicurezza delle aziende manifatturiere è ai migliori livelli europei»
Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, AdnKronos 6 agosto

«La realtà quotidiana ci ripropone casi drammatici persino ripetitivi nella loro dinamica, storie personali e familiari di dolore e sofferenza… Si è levato naturalmente un indignato “basta”, sinceramente condiviso, di fronte a tragedie come queste».
Giorgio Napolitano, intervento alla Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, 12 ottobre

«Questa amministrazione va verso il ventennio leghista, e voi capite che il ventennio è una cosa che mi ricorda il passato, la maschia gioventù che lavorava, faceva il suo dovere e obbediva alle leggi»
Giancarlo Gentilini, Lega Nord, prosindaco di Treviso, Ansa 16 aprile

«Ai miei tempi se uno voleva essere iniziato al sesso e non trovava signorine disponibili, doveva rivolgersi a chi per mestiere faceva quella attività. Oggi i ragazzi non hanno più questa esigenza, in quanto le ragazzine sono più intraprendenti dei maschi. In passato non era così, le ragazze non la davano e noi ragazzini dovevamo arrangiarci andando con le prostitute. I ragazzi oggi non hanno più questa necessità»
Filippo Berselli, An, presidente Commissione Giustizia del Senato, ApCom 10 settembre

«Sono presidente del Consiglio di un Paese molto solido, con alto livello di vita e di benessere. Possediamo il 72% del catalogo delle opere d´arte e di cultura d´Europa, il 50% di quelle mondiali, abbiamo 100.000 tra chiese e case storiche. Siamo il Paese che ha la squadra campione del mondo di calcio. Siamo il Paese del sorriso e della gioia di vivere»
Silvio Berlusconi, Ansa 10 settembre

«Io non ho vergogna a manifestare la mia fede politica. Del fascismo condivido ideali come la Patria e i valori della religione cattolica. Rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra, ma mi piace la capacità che aveva di assicurare l’ordine, garantendo la sicurezza dei cittadini»
Christian Abbiati, portiere del Milan, intervista a «Sportweek», Ansa 25 settembre

«La sequenza di atti di razzismo in Italia è impressionante: Napoli, Milano, Parma, Roma. Ma c’è chi non si vergogna, da posizioni di responsabilità nelle amministrazioni pubbliche e in Parlamento, ad incitare al disprezzo verso immigrati, rom, romeni, islamici, di volta in volta. C’è un clima irresponsabile e irrespirabile di “caccia al diverso” che rischia di ammalare la convivenza nelle nostre città»
Comunità di Sant’Egidio, Ansa 3 ottobre

«L´inno di Mameli è semi-funebre, non è adatto a coinvolgere le giovani generazioni. Per noi sarebbe molto più entusiasmante sentire il “Va´ Pensiero” ma nelle grandi cerimonie, magari all´inizio dell´anno scolastico. Questo vale soprattutto per la Padania. Per il resto del Paese direi che “Funiculì-Funiculà” sarebbe più adatto»
Mario Borghezio, Lega Nord, Ansa 30 agosto

(Parma- accertamenti su prostituta – Polizia Municipale)

(Parma – pestaggio ghanese – Polizia Municipale)

(Milano – omicidio a seguito di furto)

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

(cliccca sulle immagini per ingrandire)

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