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Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
Sole che batte sul campo di pallone
e terra e polvere che tira vento e poi magari piove

Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura

Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo
e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai

Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora
mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare

Ah Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal Coraggio, dall’Altruismo e dalla Fantasia

Il ragazzo si farà
anche se ha le spalle strette,
quest altro anno giocherà con la maglia numero sette.

La leva calcistica del 68 – Francesco De Gregori

musica

Prendo atto dell’avvenuto incontro – finalmente – fra proprietà Gancia e Giunta Comunale (qui di seguito il comunicato ufficiale).
Evidentemente il mio intervento ha scosso dal beato torpore l’Amministrazione che aveva accettato senza porsi alcun interrogativo, le iniziative imprenditoriali della casa spumantiera.
Nei giorni passati ed in ultimo Perna ed il Sindaco, hanno replicato al mio intervento con notevole spirito di rassicurazione, con invito a rivolgere lo sguardo ad un migliore (seppur lontano) futuro, invocando l’unità di intenti delle parti, il tutto condito con un poco convinto refrain di territorio, storia, Unesco, turismo etc…
Certo non si può pretendere che vengano prodotti i carteggi fra le banche, che hanno appoggiato il piano di ristrutturazione, e la proprietà, ci mancherebbe.
Ma perchè le parole sino ad ora spese non siano chiacchiere fumose qualche dato e numero in più sarebbe ora necessario.
Mancando questi, rimangono intatte le mie preoccupazioni per i lavoratori, per la produzione industriale sino a ieri in essere, per le economie delle imprese agricole legate alla Gancia nonchè per l’indotto che gravita intorno alle produzioni della maison canellese.
Queste sono le mie preoccupazioni, da consigliere di minoranza (non opposizione, Sindaco, il regolamento comunale mi definisce così), che si fa interprete, in quanto direttamente sollecitato in tal senso, delle preoccupazioni di molti canellesi.
Scelga il Sindaco se dormire sonni tranquilli o preoccuparsi ed occuparsi di queste vicende che riguardano da vicino la città che pretende di amministrare. Dati alla mano.

Comunicato: Gancia, l’Amministrazione prende atto e tempo – L’incontro tra l’amministratore delegato dell’azienda Gancia, Paolo Fontana, il sindaco di Canelli Marco Gabusi e l’assessore alle attività produttive Nino Perna, svoltosi giovedì 15 marzo, secondo il comunicato stampa inviato dal Comune ai media «conferma (come peraltro già quello di gennaio con il nuovo socio di maggioranza Roustam Tariko) la volontà di questa importante maison vinicola canellese nel proseguire e rafforzare il suo legame con la città che dura da oltre 150 anni. Volontà espressa non solo a parole, ma con un piano industriale, approvato dieci mesi or sono, che mira a rilanciare spumanti, Asti e vermouth, ma soprattutto che vede Canelli ed il suo territorio al centro di tale nuovo sviluppo.

Per dare seguito a questo piano di rilancio che  richiede un nuovo modello organizzativo si rende necessaria una riduzione del personale oltre al ritorno di tutte le attività nella sede storica di Canelli.

Una Gancia dimensionata correttamente per diventare leader internazionale porterà sicuramente nel medio periodo opportunità per il territorio.

Le difficoltà di questa situazione che vivranno le famiglie coinvolte, saranno affrontate dall’azienda e dall’amministrazione comunale cercando tutte le possibili opportunità per chi, da anni, collabora con Gancia.

Un’amministrazione comunale, però, non può limitarsi ad affrontare i singoli casi di aziende in difficoltà, ma deve creare i presupposti affinché nascano nuove possibilità economiche. In quest’ottica da anni ormai si lavora al Progetto Unesco (cui partecipano realtà istituzionali ed imprenditoriali di rilievo, fra cui la stessa Gancia), e più in generale  ad un piano turistico che veda questi territori come punto di attrazione nazionale ed internazionale.

A tale scopo si spiegano le presenze televisive, la partecipazione a fiere come quella di Berlino, il nuovo corso d’indirizzo turistico dell’Istituto Pellati e le numerose iniziative che ci hanno portato a quadruplicare (dati dell’ufficio turistico) le presenze nelle nostre Cattedrali Sotterranee nei primi due mesi del 2012. Certo il lavoro è ancora lungo, ma questa è la strada giusta per dare nuovi sbocchi lavorativi ai canellesi.

In una vicenda del genere ritengo sia poco utile che qualcuno si erga a profeta sostenendo “l’avevo detto”. In questo modo non si apporta nulla di costruttivo alla discussione, semmai si utilizzano i tagli al personale per avere visibilità come  consigliere d’opposizione, e chi governa una città non sa che farsene di polemiche di questo tipo … e ancora meno i lavoratori a rischio

€ 475.000

La situazione attraversa una fase di estrema tensione, venutasi a creare fra i sindaci dei Comuni facenti parte della Comunità Collinare. La richiesta del Sindaco di quantificare i costi per l’uscita dall’unione formulata a dicembre dello scorso anno, ha generato una prima dettagliata risposta da parte degli Uffici della Comunità; la quantificazione ammonta a € 475.000,00. A questo si dovranno aggiungere, oltre gli oneri pluriennali assunti in “costanza di matrimonio”, i costi dei dipendenti che rimarranno in carico alla Comunità Collinare. La voce più rilevante sono gli stipendi del Vigili Urbani (correttamente Polizia Municipale della Comunità).

Parte di questi ritorneranno alla base canellese, e i loro stipendi ovviamente graveranno sulle casse comunali; il loro raggio di azione ovviamente si concentrerà sul territorio cittadino, non avendo più autorità sui Comuni limitrofi. Cosa succederà di altre vicende costruite in spirito di comunità , ad esempio, Protezione Civile intercomunale (e relativa dotazione di mezzi e finanziamenti) allo stato attuale non è dato sapere. Questi sono costi diretti, per così dire, su cui peraltro si attende una verifica ed una quantificazione da parte degli Uffici canellesi: il Sindaco e l’Assessore al Bilancio attestano che conviene di più restar fuori, ma i numeri non li scrivono da nessuna parte.

Ma vi sono anche dei costi, diciamo così indiretti, e decidere di questi dovrebbe competere più al Sindaco ed alla Giunta, che non al funzionario che fa scegliere la calcolatrice. Certo in una fase come quella attuale, dove le risorse pubbliche hanno le gambe corte e la riforma degli enti locali incombe (provincie, comuni sotto i mille abitanti, funzioni principali da consorziare, parlamentari che non saranno più strettamente di riferimento territoriale) presentarsi alla cassa come singoli, belli e bravi, ma con relativo valore numerico di abitanti e territorio. Faccio un esempio molto semplice: pensate a quale esito attende la richiesta di finanziamento di un progetto di manutenzione stradale che riguarda le nostre frazioni comunali a fronte di altro che riguarda un territorio vasto come quello della Comunità, importante dal punto di vista economico ma anche politico. Il rischio, serio e grave, è di rimanere beatamente isolati. Principi, ma nel nostro deserto.

Queste cifre la calcolatrice dell’economo non le dà, ma rischiano di essere ancora più pesanti di un presunto risparmio nell’immediato. Una forma di strabismo (od ottusità) che rischia di costar cara a Canelli.

Parlando di vino, mi vien da dire che qualcuno ha fatto i conti senza l’oste.

Qualcuno ha gioito con troppa facilità quando la maggioranza azionaria della maison canellese è passata di mano diventando, di fatto, russa. Avevo invitato a maggior cautela, nell’attesa di conoscere il piano industriale, rievocando vicende passate in altre aziende non molto distanti. All’atto, si presentava solo come un’operazione di ottima finanza a fronte di un’azienda in difficoltà in un momento economico particolarmente fragile.

Ora le notizie non virano ad un entusiastico ed infantile applauso di benvenuto al magnate russo. Si parla di ristrutturazione aziendale: di certo 24 lavoratori, non unità come si dice oggi, quasi fossero cose, anonime: 24 lavoratori perciò famiglie, un centinaio di persone. Si prospetta un nuovo indirizzo di produzione: non più vino (tutti o solo alcuni? L’uscita dal Consorzio dell’Asti andava già in questa direzione?) – ma aromatizzati.

Dunque è opportuno fermarsi e riflettere alle notizie che giungono dalla Gancia.

Ora, più che mai in passato, il destino pare poco chiaro e poco sereno: dai primi confronti sindacali pare che gli esuberi si concentrino in amministrazione e, dunque, la governance dell’azienda sarà chiaramente rinnovata e, forse, relegata a centri decisionali molto lontani dalla sede canellese. Di solito i centri direzionali vengono portati altrove e si interrompe il legame con la radice del territorio e del contesto aziendale; le scelte diventano sempre meno condivise e concertate. E solitamente ad una riduzione delle forze amministrative di una azienda segue, di lì a poco, una riduzione delle maestranze.

Più di qualche operatore del settore solleverà le sopracciglia ad immaginare  Gancia, non più figura centrale nella produzione dello spumante classico e prima firma nel asset dell’Asti, ma trampolino di rilancio del vermouth. Il prodotto pare di grande appeal nei freddi mercati sovietici: se così fosse, e se la sete dovesse essere soddisfatta dagli impianti in riva al Belbo, restano da comprendere molti dettagli e tutti non indifferenti per il destino dell’azienda, dei lavoratori e dunque, della città. Non esiste un rischio di “forte volatilità” nel target di riferimento del mercato vermouth? Lo stabilimento di Canelli avrà questa come sorte, ossia seguire le mode del momento nel campo degli alcooli (e dunque con forti oscillazioni)? Di quali numeri si sta parlando? Seguiranno investimenti per l’adeguamento della produzione e degli impianti? Il mercato dell’Asti e del Moscato – e dunque dei conferenti cioè delle aziende che gravitano nell’indotto oppure le aziende agricole, canellesi e non (quante, per quante famiglie, per quante persone?) quali ripercussioni subirà?

È opportuno che la Giunta in persone del Sindaco e dell’Assessore alle Attività Produttive predispongano immediatamente un tavolo di confronto fra proprietà, lavoratori, parti sociali e parti agricole. La città non può tollerare un’ulteriore incertezza sul proprio destino; in una lettura moderna e non elementare dello sviluppo economico comprendiamo lo stretto legame fra le dinamiche aziendali di entità importanti come la Gancia e lo sviluppo – e non solo in termini economici e finanziari – di una città. Relegare la discussione all’interno delle vicende private di un’azienda, chiamando fuori il ruolo dell’Amministratore pubblico, è una forma di disimpegno che sa di timore, di paura a confrontarsi su progetti di lunga durata per Canelli.

Old Stories

Berlusconi: il posto fisso è noioso.

Marcegaglia: l’art. 18 frena gli investimenti.

Sacconi: riforma del lavoro in tre settimane; sindacati, andremo avanti comunque.

Brunetta: laurearsi a 28 anni è da sfigati.

Ghedini: si approvi la responsabilità civile dei magistrati.

Tremonti: Belusconi salvò la democrazia, merita il Colle.

Non le hanno dette loro ma è la stessa cosa. La sostanza non è cambiata

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