“Venerabile Italia, la vera storia di Licio Gelli”: questo il titolo della nuova trasmissione di Odeon Tv di seconda serata, dedicata alla storia italiana dell’ultimo secolo attraverso la vita del controverso ex gran maestro della loggia P2. Sono previste otto puntate da un’ora ciascuna, con ospiti ed intervistati illustri quali Giulio Andreotti, Marcello Dell’Utri, Marcello Veneziani, Aldo Mola, Zeffiro Ciuffoletti. Fra i temi che saranno trattati, il rapporto del fascismo con i giovani e la massoneria, la guerra civile spagnola, il peronismo argentino, il crack del Banco Ambrosiano, la fine della Guerra Fredda. Curiose ed inquitenati alcune dichiarazioni rese nel corso della conferenza stampa a presentazione del nuovo programma.
BERLUSCONI – Per l’attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi “L’unico che può andare avanti è Berlusconi. Avevo molta fiducia in Fini – ha spiegato – perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante: oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L’unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po’ di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha”. Gelli ha però espresso un giudizio negativo sull’esecutivo in carica: “Non condivido il Governo Berlusconi – ha detto – perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato”.
IL LODO ALFANO – Il gran maestro della P2 si è anche detto perplesso sul Lodo Alfano: “L’immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai”. Gelli ha concluso affermando che “i partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica”.
MARCELLO DELL’UTRI – “Una bravissima persona, onesta e di profonda cultura”: lo ha detto Licio Gelli, gran maestro della loggia P2, rispondendo alle domande dei cronisti alla conferenza stampa di presentazione di ‘Venerabile Italia’, trasmissione di Odeon Tv dedicata alla sua vita. “Non credo che sia mafioso – ha aggiunto, parlando sempre dell’esponente forzista – c’è una sentenza che si trascina dietro, e sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi, e non su prove – ha concluso Gelli – e su Dell’Utri il processo non ha fatto chiarezza”.
BRIGATE ROSSE – Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile. A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br - ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo - ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».
LA MAGISTRATURA – L’unico ‘potere forte’ oggi operante in Italia è comunque un potere costituzionale, la Magistratura: “Se c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura – ha spiegato – perché quando sbaglia non è previsto il risarcimento del danno. La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice, e dovrebbero odiarsi. In Italia poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati”.
(la cedola di iscrizione di Silvio Berlusconi alla Loggia Massonica P2)
Licio Gelli. Classe 1919, fascista della prima ora, nel ‘43 aderì alla Repubblica di Salò, salvo saltare il fosso quando capì che la capitolazione del Regime era inevitabile e divenne collaboratore dei partigiani. Nel dopo guerra la sua “carriera” è nebulosa: diventa agente Cia, portaborse del parlamentare democristiano Romolo Diecidue, imprenditore, vanta l’amicizia del leader argentino Perón, ma anche successivamente con il regime dittatoriale dei colonnelli (Massera, Vedela e Regaerano massoni argentini), il suo nome è legato alle vicende di Gladio cioè la costruzione di una rete clandestina anticomunista ma soprattutto diventa “Maestro Venerabile” della loggia massonica P2 e con essa entra nelle vicende politiche e non dell’Italia degli anni sessanta e settanta. La P2 apparteneva al Grande Oriente d’Italia ed era una congrega nata per reclutare nuovi “adepti” alla causa massonica con lo scopo di sovvertire l’assetto socio-politico-istituzionale. Nell’1981 la lista degli appartenenti alla Loggia venne svelata e da questa si capì come la P2 fosse l’ombra di tutte le istituzioni del nostro paese, esercito compreso. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano (12 anni solo per questo). Il suo nome fu fatto anche in seguito alla morte di Roberto Calvi, coinvolto nel crack dell’Ambrosiano e trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982. Secondo i magistrati, il “banchiere di Dio” sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra perché si era impossessato dei soldi di Gelli e dell”ex cassiere della mafia Pippo Calò.
(lapide commemorativa dei defunti nella strage alla stazione di Bologna)


