Per chi la fa semplice

Per chi la fa semplice

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Ci siamo (come un sasso nella scarpa)

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Dopo un pò di tempo ritorno a scrivere del nostro Partito.
Ci ritorno sull’onda delle riflessioni che mi ha creato l’invito di uno fra i principali sostenitori della mozione astigiana che ha sostenuto il nostro segretario Renzi.
L’invito nasce come replica ad una dichiarazione di Pippo Civati, provocatoria nel sostenere il proprio dissenso sino alle estreme consegue delle dimissioni.
La questione viene posta in questi termini: il congresso ha sancito la linea (come la definisce, in modo molto vetero, l’amico renziano); io e molti altri rappresentiamo minoranze che non condividono, non importa se tutto o in parte, questa linea; dovremmo prendere atto che il Partito non è più la nostra casa e, dunque, accasarci altrove (SEL cui siamo affini).
Il sillogismo viene spinto ancora più in là da un rappresentante dei vertici del Partito astigiano: la minoranza che protesta sino a questi punti è “fronda”, posizione che garantisce nessuna rendita (politica). Comincio da quest’ultima considerazione, che mi pare maggiormente degna di una riflessione. (continua a leggere, cliccando qui)

Cosa resterà di questi anni …

Qualcosa sopravviverà a questo Congresso. Qualcosa da mettere nelle mani di chi verrà dopo, come una staffetta in una lunga corsa. Qualcosa da cui ripartire nell’opera costante, paziente e perenne di costruzione dei muri di questa casa che è il Partito Democratico. La mia militanza, il lavoro fatto negli ultimi anni per la Formazione Politica è il contributo che porto, immaginando che sia la calce per i mattoni di quella casa.

La Formazione Politica dovrà rappresentare uno spazio ed un tempo dove porre al centro dell’agire politico il senso di responsabilità, l’interpretazione dell’impegno politico come servizio alla comunità, contraddistinto da una forte valenza etica, una spinta ideale sui cui la competenza tecnica va a poggiarsi. E’ un compito rivolto al futuro, alla classe dirigente futura, alla speranza di un domani diverso per questo Paese. In questa visione politica di lungo termine, che è nei caratteri primi del nostro Partito, va disegnato e scritto il futuro della Formazione.

Le ragioni della Formazione

Il patrimonio delle Idee lasciatoci in dote con la nascita del Partito Democratico ha rappresentato un bagaglio, vissuto come zavorra, piuttosto che risorsa ed opportunità. Quasi fosse necessario recidere indistintamente le radici del nostro passato. Sin dalla nascita del Partito Democratico, la formazione ha raccolto il patrimonio politico e culturale, le esperienze e la storia del centrosinistra italiano e si è impegnata a condividerlo – anche tramite nuovi metodi e strumenti – con i militanti, i dirigenti, gli amministratori e, soprattutto, con i giovani, i nativi del PD. È stata centrale la volontà di fornire ai partecipanti gli elementi culturali imprescindibili per affrontare le sfide politiche il centrosinistra ed il Partito Democratico sono chiamati.

Ecco la prima ragione della Formazione Politica. Tutelare questa ricchezza dalla banalizzazione, dalla superficialità, dall’inflazione. Salvare le Idee da questioni identitarie o dogmatiche sempre più sterili ovvero dal tecnicismo che porta a ritenere che “fare” possa prescindere dal “pensare”.

Da qui, la ragione ulteriore della Formazione Politica. Quel patrimonio va rielaborato nel contesto dell’Italia del Nuovo Millennio e portato in dote alla Politica ed alle politiche. Democrazia, Lavoro, Libertà, Partito, Accesso, Laicità, Solidarietà, sono idee che non hanno perso smalto e catalizzano interessi ed energie, suscitano dibattito e confronto.

Le traiettorie della Formazione

L’operazione culturale che il Partito Democratico ha compiuto – e rappresenta un impegno ancora maggiore per il futuro, è nuovamente creare – in mutate condizioni sociali e politiche, le condizioni del coinvolgimento e della partecipazione all’elaborazione politica.
La Formazione può sollecitare la passione intorno alle Idee, renderle vitali e condivise. Ma non è solo uno stimolo alla passione ma è impegno al rigore, all’analisi, è studio con metodo.

Per fare questo, metodo e creatività, dovranno confrontarsi con forme di lavoro e confronto politico che partano da una ricerca che porta alla comprensione reale sullo status quo con cui ci confrontiamo. Da qui bisogna partire per dirigersi, verso una release delle Idee, per spingerle e adattarle alla nuova realtà, una realtà in costante tensione. Per rendere il Partito Democratico ancor partecipe dei momenti di trasformazione del nostro paese nel contesto europeo.

Le finalità della Formazione

La Formazione, se ciò riuscirà a perseguire, adempierà ad un compito complementare, che si è rivelato essenziale, in questi primi anni di vita del Partito, ma ancor di più in questi tempi di disaffezione e critica, spesso inconsulta, alla politica ed ai partiti.

Dovrà costruire un tessuto sempre più fitto di relazioni e comunicazione tra società civile, mondo politico, realtà economiche e saperi. Sui territori, nei circoli, fra i nostri militanti ed iscritti. Una sorta di ambiente favorevole, per la circolazione delle Idee e per la nascita di una progettualità, politica e non, essenziale nel ridare energia alla spinta ideale del centrosinistra.

Un luogo, anche fisico, dove interessare reciprocamente realtà politiche e sociali, nel nostro Paese, molto distinte e diverse; tutto questo al di là delle dinamiche e vicende politiche contingenti.
La Formazione dovrà costituire ragione comunicativa del Partito Democratico.

Gli strumenti della Formazione

Per consolidare i risultati raggiunti e per dare gambe a questo progetto occorre che la Formazione possa diventare sistema, liberamente accessibile, attraverso cui tutti possono avere la possibilità di crescere, trovare le ragioni del proprio impegno e le conoscenze necessarie per renderlo efficace per la nostra comunità, di Partito e di Paese.

Sono necessari, pertanto, strumenti che rendano la Formazione permanente ed organica, territoriale.

La Formazione, in quanto politica, deve avere modo di strutturare un’azione costante nel tempo e di lungo respiro. Questo non solo a livello decisionale, ma soprattutto a livello di indirizzo.
Seppur con carattere indipendente, la Formazione deve rimanere intimamente connessa al Partito Democratico.
Rendere concreta l’idea di una Formazione Politica, messa a sistema, pare il modo corretto per mettere a patrimonio del nostro Partito quanto costruito sino ad oggi e dare idealità al proprio futuro.

(Questo manifesto è stato scritto il 16 ottobre 2013)

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Asti – Alessandria: fra polemiche e riforme istituzionali

Le dichiarazioni incrociate del Consigliere Regionale Angela Motta e del Presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi non possono che rendere fosco l’orizzonte delle riforme istituzionali in corso e destare preoccupazione fra i concittadini ed amministratori astigiani per gli sviluppi futuri.

Occorre, in questi momenti, mantenere al centro dell’attività politica del Partito Democratico nonché dell’attenzione pubblica, le esigenze dei territori e delle loro specificità, le ricadute che il riassetto degli enti locali comporterà per i servizi, le attività produttive e per i lavoratori pubblici.

La riforma degli Enti Locali certo non verrà decisa dagli Enti Locali stessi, in virtù delle competenze legislative costituzionali in essere; ma la polemica, specie se istituzionale, non potrà che essere strumentale a giustificare una distaccata autonomia decisionale da parte del Governo.
Concertando le migliori iniziative politiche, anche in seno al Consiglio Regionale, e non indulgendo al clamore mediatico od alle espressioni aspramente conflittuali, si potrà rendere chiaro e, possibilmente, condiviso e, perciò, maggiormente proficuo il percorso istituzionale di riforma.