La ragioni del mio voto

Il 4 dicembre finalmente si compirà il percorso di riforma costituzionale, iniziato più di due anni e mezzo fa.
Da cittadino interessato alla politica ed al futuro del Paese, ho assistito al percorso istituzionale e politico che qui ci ha condotto.

Con disagio, ho vissuto il dibattito che, negli ultimi mesi, ha avviluppato ogni cosa. È da subito scomparsa ogni analisi e riflessione sulle ragioni e sulla portata della riforma; il confronto fra le parti contrapposte è stato contrassegnato da una crescente guerriglia mediatica, combattuta da neo costituzionalisti e infervorati facinorosi. La confusione è via a via aumentata, soprattutto a discapito di chi, rivolgendosi ai mezzi di informazione tradizionali o nuovi, non tollera più il confronto urlato e, perciò, confinandolo nel disinteresse o nell’indecisione.

Premesso che non ritengo il cambiamento un valore di per se stesso come non amo il fideismo della “Costituzione più bella del mondo”, proverò a riassumere, senza presunzione alcuna, alcune delle ragioni del mio voto, del perché voterò SI.

La revisione della Carta Costituzionale riguarderà circa trenta articoli della II Parte, che riguardano l’ordinamento della Repubblica. Una riforma profonda ma che certo non darà vita ad una nuova Costituzione: rimane inalterata la I Parte, quella dei diritti fondamentali; la forma di Governo rimarrà parlamentare perciò dovrà pur sempre avere la fiducia dalla camera eletta dai cittadini;  rimane ferma la distinzione fra Poteri, inalterata l’autonomia della Magistratura.

Una riforma che ha due indirizzi principali, a mio modo di vedere, molto apprezzabili. Il primo, sta nella trasformazione del bicameralismo paritario oggi in essere (due Camere con le medesime funzioni) attuato con la trasformazione del Senato in organo di rappresentanza degli territoriali ossia Regioni e Comuni (le provincie, in virtù della riforma, dovrebbero cessare). Il secondo, sta nella nuova distribuzione delle competenze legislative, con un aumento sostanziale delle competenze attribuite in via esclusiva allo Stato centrale, passaggio rafforzato dall’introduzione della clausola di tutela dell’interesse nazionale (che riserva allo Stato la possibilità di operare anche quando la competenza è della Regione).

La riforma del processo legislativo non rappresenta un valore marginale, seppur sempre più taciuto nel dibattito. I Centri Studi di Camera e Senato, in ordine ai tempi di elaborazione legislativa, tanto di questa come della precedente legislatura, rilasciano dati sconfortanti. La riforma mi pare possa, finalmente, consegnarci un Parlamento efficiente ed efficace, ben sapendo che la qualità delle politiche sarà rimessa alle menti dei nostri rappresentanti e su questo sarà opportuno, molto presto, aprire altro tipo di riflessioni. La ripartizione delle funzioni legislative fra Stato e Regioni e il l’iter legislativo così come configurato dai novellati art. 70 e seguenti, mi pare di buon equilibrio e garanzia, consegnando al nuovo Senato un ruolo sovente determinante e, perciò, di buona prospettiva per eliminare discrasie normative all’interno del suolo italico, che non riescono ad essere armonizzate dalla Conferenza Stato e Regioni e sovente vengono affidate alla Corte Costituzionale nel giudizio di conflitto di attribuzione, con conseguenze non irrilevanti per la vita del Paese.

Anche altre modifiche determinano la portata e l’importanza della riforma che andremo ad approvare. Penso al controllo preventivo della legge elettorale da parte della Corte Costituzionali ma anche all’abbassamento de quorum referendario abrogativo allorquando vengano raccolte ottocentomila firme (il che dovrebbe disincentivare la poco democratica pratica della dissuasione al voto). Si garantirà in miglior modo la proposizione legislativa popolare: certo, aumentano il numero di firme necessarie per far approdare la proposta in Parlamento, ma dando certezza della discussione e della deliberazione. Mi pare di ulteriore garanzia istituzionale che cinque giudici costituzionali vengano eletti da Camera e Senato. In tutta sincerità, non mi pare una forzatura alla democrazia il meccanismo del “voto a data certa” ossia la corsia preferenziale concessa al Governo per l’approvazione di un disegno di legge, non qualsiasi, ma essenziale per l’attuazione del programma; l’innovazione, infatti, recepisce la prassi consolidata (e forse meglio la regolamenta) intercorrente fra Governo e Parlamento. Mi pare una conquista definitiva la nuova norma costituzionale, non di intento ma di processo, per cui le leggi che stabiliranno le modalità di elezione delle Camere, dovranno promuovere l’equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza (e lo stesso vale per le elezioni dei Consigli Regionali).

Penso, tuttavia, come ho avuto modo di esprimere nel corso di incontri pubblici o politici, che la vera domanda cui dobbiamo rispondere è dove ci condurrà questa riforma costituzionale. Al di là delle soluzioni adottate nel progetto di riforma, che pur condivido, la risposta a questa domanda è stata determinante nel volgermi al si.

La storia della Prima e della Seconda Repubblica, ci consegna un Parlamento che tenta di rappresentare il pluralismo partitico. La formazione degli esecutivi, anche di quelli tecnici, è avvenuto per accordo e soprattutto veti intercorso e proposti fra le varie forze politiche. Questa genesi ha determinato scelte politiche sovente timide o fragili. L’instabilità dei Governi e la scarsa capacità di agire “con sguardo lungo” e conseguentemente decidere, non hanno creato le migliori condizioni per lo sviluppo economico e la crescita di una nuove generazioni imprenditoriali. Perennemente in regime di emergenza ed eccezionalità, sovente queste scelte i nostri rappresentanti non le hanno generate, attenti ad un accampato “ben altro”, lasciando perennemente con un senso di incompiuto e provvisorio il cittadino. Quest’ultimo, via a via si è trovato sempre più lontano dai propri rappresentanti e da quei corpi intermedi, incapace di farsi ascoltare da coloro che lo avevano rappresentato nel recente passato (partiti o sindacati che fossero).

Anche per questo penso che occorra superare l’idea che via sia democrazia solo quando vi sia la plastica rappresentazione del pluralismo politico (dove il Parlamento è frontaliero rispetto al Governo) per accogliere la formula, penso parimenti democratica, che vede la minoranza controllare ed opporsi alle scelte di una maggioranza e del suo Esecutivo. La riforma si muove verso una democrazia maggioritaria, contraddistinta dalla capacità di dotare il paese di Governi stabili, con processi legislativi di maggior linearità ed efficacia, con rappresentanti responsabili dinnanzi al corpo elettorale della formulazione di programmi prima delle elezioni e della loro realizzazione, ove premiati dal voto. Penso che possa e debba essere superata la visione di una democrazia cui deve essere circoscritto e limitato, con ogni strumento, l’esercizio del potere nel timore che esso prevarichi; penso che la nostra democrazia sia matura e pronta ad affidare all’Esecutivo una controllata capacità decisionale.

La riforma costituzionale si muove in questa direzione e penso che la Costituzione che nascerà, ove approvata, dalla riforma possa veramente dar vita ad una fase positiva della nostra vita repubblicana.

si

Annunci

Italiano Nato

italia

Ho proposto questo Ordine del Giorno all’approvazione del Consiglio Comunale di Canelli, che presumibilmente si terrà a fine gennaio 2013. Ne discuterò con gli altri consiglieri comunali all’interno delle I Commissione in modo da giungere al Consiglio Comunale con un approvazione all’unanimità. Ritengo che sia doveroso impegnarsi per il riconoscimento di questo diritto, che dà la misura del grado di civiltà di un Paese.

1 - LOGO Canelli Futura
Canelli, 04.12.2012

Oggetto : Ordine del giorno per la sensibilizzazione all’ottenimento della cittadinanza italiana a favore dei minori nati in Italia in virtù del principio dello jus soli

Preso atto

Che l’Italia è passata, in un arco di tempo relativamente breve, da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile. Se all’inizio di questa trasformazione il nostro Paese era meta di passaggio per grandi flussi di persone, per lo più dirette verso il centro Europa, oggi l’Italia è diventata meta finale del fenomeno migratorio.

Che data questa doppia vocazione di porta d’accesso e tappa finale, il nostro Paese sente sempre di più l’esigenza di mettere in atto una politica capace di gestire l’immigrazione nella sua complessità.

Che questi flussi migratori hanno determinato il radicamento sul nostro territorio di gruppi e comunità di stranieri che hanno saputo integrarsi nel tessuto sociale ed economico in cui si sono stabiliti, contribuendo alla crescita e allo sviluppo economico di interi distretti produttivi.

Che in molti casi questi distretti vivono principalmente del lavoro di manodopera straniera, riempiendo quei vuoti occupazionali che i lavoratori italiani sempre più hanno abbandonato.

Che secondo l’ISTAT al 1 gennaio 2011 gli stranieri residenti hanno raggiunto la cifra di 4.570.317 con un incremento del 7,9% rispetto all’anno precedente.

Che stranieri residenti a Canelli al 1° gennaio 2011 sono 1.742 e rappresentano il 16,2% della popolazione residente;

Che alla stessa data i minori stranieri nati o cresciuti in Italia erano circa un milione, cioè quasi il 22% dei minori residenti nel nostro paese.

Che nella scuola dell’infanzia, a Canelli, i bambini stranieri di I generazione sono 8, di II generazione 56; nella scuola primaria, di I generazione sono 46 e di II generazione sono 94; nelle scuole medie, di I generazioni sono 49 e di II generazione sono 44 (così per un totale di 103 ragazzi stranieri di I generazione e 194 di II generazione, per un totale complessivo di 297 ragazzi di origine straniera

Che appare evidente quanto sia necessaria ed urgente una riflessione su questo tema, svincolata da logiche idealistiche e pregiudiziali, ma che sappia affrontare il problema con determinazione e pacatezza, offrendo soluzioni percorribili e attuabili in tempi certi e tempestivi.

Considerato

Che l’attuale legge utilizza il concetto di identificazione, vertendo preferenzialmente sul criterio del diritto romano dello ius sanguinis (in latino “diritto del sangue”) e dunque della discendenza da cittadini, piuttosto che sul principio dello ius soli, ossia della nascita su quel determinato territorio;

Che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – in recenti dichiarazioni – ha giudicato superato un diritto di cittadinanza fondato sull’istituto dello jus sanguinis anziché sullo jus soli, per i nati in Italia da genitori stranieri augurandosi che in Parlamento si potesse presto affrontare anche la “questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri”;

Che lo stesso Presidente della Repubblica ha più volte encomiato i Comuni, le Province e le Regioni che hanno intrapreso iniziative volte a promuovere concretamente la discussione e la consapevolezza sul tema della cittadinanza alle persone straniere;

Che anche da diverse confessioni religiose sono arrivati appelli al Parlamento per una riforma della Legge 91 che intercettasse quindi i cambiamenti demografici nel nostro Paese e che promuovesse così il riconoscimento della cittadinanza per i figli nati in Italia da immigrati stranieri;

Che raggiungere l’integrazione per chi è in Italia, rispetta le leggi, paga le tasse e sente l’Italia come sua seconda Patria, è un obiettivo d’avanguardia;

Che una Nazione nella quale per avere la cittadinanza si aspettano almeno tredici anni (visto che dopo dieci anni si può presentare domanda, ma successivamente ne passano almeno altri tre per ragioni burocratiche) è una nazione che non è al passo con il resto d’Europa.

Che l’integrazione è una sfida difficile e complessa, e che sia importante riconoscerla come un’opportunità positiva per tutti, occorre intraprendere percorsi che passano per il rispetto della dignità di ogni uomo, e per il rispetto altrettanto importante delle regole in cui la comunità si identifica, nella speranza di costruire giorno per giorno una società sempre più plurale e solidale;

Che tale obiettivo passa anche dall’estensione del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri residenti, già previsto da anni in Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda, Irlanda, Svizzera, tema su cui il dibattito in Italia è purtroppo bloccato dai veti dei partiti al Governo

Considerato

Che la legge 91/1992, che regola le norme in materia, non riconosce automaticamente la cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia con genitori migranti, a meno che un genitore non sia a sua volta diventato cittadino.

Che i giovani nati in Italia, qualora siano stati continuativamente residenti sul suolo italiano per i loro 18 anni di vita senza assenze di oltre sei mesi, possono ottenere con una procedura semplificata la cittadinanza entro i 19 anni di età, purché ne facciano richiesta.

Che, dopo i 19 anni, se non viene sfruttata la possibilità sopra indicata, i ragazzi e le ragazze nati in Italia da famiglie migranti, cresciuti insieme ai ragazzi italiani, debbono affrontare un’autentica corsa a ostacoli, che impone loro di presentare la richiesta di cittadinanza e fare richiesta annuale di permesso di soggiorno.

Che, inoltre, per adeguare la normativa della cittadinanza è opportuno ampliare i requisiti di concessione della cittadinanza italiana basandoli sul principio dello jus soli in sostituzione di quello dello  jus sanguinis al quale si ispira invece la normativa vigente, rendendo cosi possibile l’ottenimento della cittadinanza italiana ai bambini nati o cresciuti Italia da genitori non italiani

Che in tal modo si eviterebbe il crearsi di situazioni paradossali nelle quali questi bambini, nati o cresciuti nel nostro Pese, che per cultura e formazione si sentono italiani crescano con un senso di estraniazione dal contesto che sentono essere il loro, con ripercussioni negative sulla effettiva possibilità di un processo di integrazione e di inserimento sociale del minore.

Che in tal modo si produrrebbe un atto nell’interesse dello Stato Italiano e fondamentale per favorire, consolidare e rafforzare il percorso di integrazione e radicamento avviato positivamente nel nostro territorio dalle persone di origine straniera che stabilmente vi abitano e intendono, con pari diritti e doveri, partecipare alla vita culturale e socio-politica del Paese.

Tutto ciò premesso, avute in considerazione le sovra tolte premesse ed in approvazione del predetto ordine del giorno

Si impegna il Consiglio Comunale, il Sindaco e la Giunta

ad attivare tutti gli atti e procedure necessarie a sostegno del riconoscimento della cittadinanza italiana per jus soli ai figli nati in Italia da entrambi genitori stranieri regolarmente residenti e ai ragazzi arrivati in Italia adolescenti, figli di cittadini non italiani regolarmente residenti, che abbiano qui compiuto un ciclo scolastico.

Impegna il Presidente del Consiglio Comunale

a trasmettere ai Presidenti di Camera e Senato e ai Capigruppo dei Partiti politici, ai parlamentari astigiani presenti in Parlamento, la presente delibera

 Impegna il Sindaco e la Giunta

ad informare, a partire dal 2013, tramite l’invio di una lettera, tutti i giovani nati e cresciuti in Italia da genitori migranti (che non sono divenuti cittadini), al compimento dei 18 anni, di quali siano le possibilità che la legge offre loro per ottenere la cittadinanza in tempi rapidi.

Impegna il Sindaco e la Giunta

a conferire, come atto simbolico, la cittadinanza onoraria ai bambini nati nel territorio italiano e figli di immigrati stranieri residenti a Canelli quale auspicata premessa di un effettivo riconoscimento della cittadinanza italiana da parte della legislazione nazionale.

Con ossequio.

Fausto Fogliati

34633_400x180

Comunità Collinare

Consiglio Comunità Collinare Langhe&Monferrato

approvato il Bilancio Previsionale 2012.

Immagine

1) Si prevedono meno trasferimenti dallo Stato, dunque più multe. Nessun altro ragionamento.

2) Entro settembre due funzioni amministrative andranno “consorziate”. Non sappiamo ancora nè in che direzione andiamo nè tantomeno cosa faremo.

3) Arrivano i soldi del MUDA. 150.000 Euro. 50 per noi, 50 per altra comunità collinare, 50 per il coordinamento dei vari progetti. Società esterna. Non si poteva condividere questa funzione e far rimanere i soldi dentro la Comunità?

4) Ho richiesto una presa di posizione formale (e rigida) da parte della nostra Comunità Collinare contro il taglio del ramo ferroviario Nizza – Canelli – Castagnole – Alba. Meno foto con la fascia tricolore, più attività istituzionale. I sindaci concordano. Violardo (Sindaco Castagnole) e Carosso (Sindaco Coazzolo) condividono l’iniziativa.

5) Ho richiesto un’attività di monitoraggio sul percorso degli investimenti e dell’organizzazione sanitaria sulle strutture della Comunità Collinare, anche a tramite della II Commissione (Franca Serra, Presidente CISA). C’è un silenzio assordante. Troppo

6) Non c’è Piano Triennale delle opere pubbliche. Non ci sono investimenti.

Immagine